Il sonno nel bambino e nel neonato

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La regolazione del ritmo sonno-veglia si fonda inizialmente sul bisogno fisico: il sonno del neonato segue in generale l’alternanza dello stato di fame, che coincide con il risveglio, e dello stato di riempimento e sazietà, che coincide con il sonno, ma sono frequenti variazioni individuali fin dai primi giorni di vita, fra neonati che presentano fasi del sonno più corte e altri più lunghe.

Le caratteristiche del sonno cambiano però velocemente, con una riduzione progressiva della quantità di sonno totale, dopo i primi mesi e nel corso dell’infanzia, ed evoluzioni e cambiamenti dei ritmi, dall’iniziale alternanza di intervalli di circa tre ore, ugualmente suddivisi fra il giorno e la notte, all’allungamento graduale dell’intervallo di sonno durante la notte.

Anche le funzioni e il significato del sonno evolvono con la crescita del bambino, sia per il variare dei suoi bisogni fisiologici, che per effetto delle pressioni ambientali: con la maturazione psicoaffettiva il sonno acquisisce sempre più un’importante funzione relazionale; così la qualità della relazione con i genitori e l’ambiente, il variare di bisogni e desideri e la capacità di regredire del bambino, contribuiscono a determinarne e modificarne il ritmo.

Alcuni fattori importanti del sonno nel bambino

Il momento dell’addormentamento rappresenta una transizione dallo stato di veglia e di attività allo stato meno integrato del sonno e, per affidarsi con sicurezza e “lasciarsi andare” al sonno, il bambino piccolo deve essere in grado di tollerare la regressione che questo passaggio implica, potendo separarsi dai genitori, mantenendone una buona e stabile immagine interna, e rinunciando ad esercitare un controllo sull’ambiente.

L’apporto dei genitori nell’accompagnare la possibilità di regressione del bambino nel passaggio al sonno è fondamentale. I genitori possono facilitarne la gestione organizzando l’attesa del momento del sonno, dedicandovi il tempo necessario, ad esempio precedendo l’addormentamento con rituali come la lettura di fiabe o la ninna nanna. Quindi è essenziale garantire regolarità e costanza delle condizioni esterne, così come degli orari, che permettano al bambino di sperimentare continuità e rassicuranti confini, e soprattutto che i genitori assumano una posizione accogliente di ascolto e contenimento delle eventuali difficoltà mostrate dal bambino e delle sue richieste.

Nei primi mesi il neonato, per essere contenuto, ha necessità di ritrovare le sensazioni di calore, i suoni e rumori ritmici e ovattati e i dondolii già sperimentati durante la gravidanza; sono quindi da evitare rigidità eccessive che forzano il neonato ad una solitudine e gestione autonoma dei momenti di difficoltà che semplicemente non è ancora “attrezzato” ad affrontare da solo, avendo invece bisogno, per essere consolato, di ritrovare il contatto e la presenza di chi si prende cura di lui e può elaborare, pensare e dare significato a pianti, dolori e paure.

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Cosa succede nei primi anni

Nei primi anni si presentano poi frequentemente episodi di ripetuti risvegli con o senza pianto spesso, ma non soltanto, in concomitanza con malattie. In generale per le difficoltà di addormentamento o, dopo l’anno, per la comparsa di episodi di terrore notturno o sogni d’angoscia, è opportuno valutare l’età del bambino, l’intensità e la frequenza delle alterazioni del sonno che, solo se gravi e protratte, possono costituire il segnale di una difficoltà evolutiva e di un disagio relazionale con l’ambiente.

Tuttavia, nella maggior parte dei bambini, periodi di difficoltà del sonno si verificano in modo discontinuo e transitorio e rientrano nella naturale maturazione e il sonno ha i suoi sviluppi. Così ad esempio, con l’opposizione e resistenza ad andare a letto, un bambino dopo l’anno di età e intorno ai tre anni può manifestare alcune sue paure relative al distacco, che possono accompagnare fasi legate allo sviluppo e alla progressiva presa di coscienza della propria autonomia rispetto ai genitori. Dopo i due anni ancora, incubi e paure del bambino costituiscono segnali della crescente complessità delle capacità di immaginazione creativa e, insieme a tutta l’attività onirica, hanno funzione maturativa, di liberazione e scarica di tensioni e istinti e di organizzazione delle tracce di memoria e dell’esperienza.

Dott.ssa Gaia Francesca Morisi

Psicologa e psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza

Bibliografia

D. Vallino, M. Macciò, 2004, Essere neonati, Edizioni Borla

S. Lebovici, 1988, Il neonato, la madre e lo psicoanalista, Edizione Borla

D.W.Winnicott, 1968, La famiglia e lo sviluppo dell’individuo, Armando Editore

D.W.Winnicott, 1970, Sviluppo affettivo e ambiente, Armando Editore

Leggi anche Lo sviluppo del bambino i primi anni di vita

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